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Il progetto Ragnatela propone attività che aiutano la famiglia
a ricomporsi intorno al figlio disabile e favoriscono la distribuzione
delle responsabilità tra i componenti
Commissione consiliare delle Elette - Ufficio del Delegato
dal Sindaco per i Problemi dell'Handicap
Assessorato ai Servizi Sociali del Comune di Roma.
Il cambiamento della donna alla nascita di un figlio
La nascita di un figlio rappresenta un avvenimento chiave nella vita di
una donna, l’occasione di una possibilità di cambiamento,
di arricchimento della propria esperienza personale, un evento che veicola
importanti potenzialità trasformative. Una madre che alleva il
proprio bambino si identifica con lui in modo da capire meglio ciò
che sente e ciò di cui ha bisogno (D. Winnicot), e questo diventa
anche un modo per capire sé stessa e prendersi cura di sé,
una condizione che consentirà alla donna, almeno in parte, di ricostituire
quella relazione vissuta durante la gravidanza. Questo processo si complica
quando la madre è sola oppure il nascituro presenta un danno organico,
due eventi che spesso coincidono. La relazione con un figlio disabile
compromette il processo identificatorio e rende più difficile la
differenziazione madre - bambino.
Se nei casi normali, per la donna, il bambino che incontra dopo il parto
è un estraneo con il quale dovrà familiarizzare, per la
donna con un figlio disabile la possibilità che il bambino reale
possa prendere il posto del bambino fantasticato diventa più remota,
riconoscerlo come altro da sé diventa la prova schiacciante di
ciò che non è e non potrà mai essere come si sarebbe
voluto.
E’ il vissuto doloroso della perdita di un sogno, ma soprattutto
della perdita di una parte di sé, quella parte legata alla fantasia
sulla propria femminilità intesa come potenzialità creativa
e portatrice di vita. Diventa così inevitabile, per salvaguardare
il proprio sé, ricostituire la fusione perduta attraverso una dipendenza
totale dal figlio così da mantenere attiva la fantasia di un’indifferenziazione
che possa compensare un’identità femminile irrimediabilmente
ferita.
Il vissuto della famiglia alla nascita di un figlio disabile
La nascita di un figlio disabile è un evento traumatico: entrambi
i genitori, ma soprattutto la madre, vivono la disabilità del figlio
come un loro fallimento, come una profonda e dolorosa ferita narcisistica.
Il figlio disabile non potrà mai essere come gli altri bambini,
non potrà mai soddisfare le loro htmlettative reali o immaginarie,
non potrà mai diventare una persona autonoma.
La presenza di un figlio disabile modifica radicalmente la vita di tutta
la famiglia, molto spesso questa situazione può produrre un deterioramento
delle qualità delle relazioni e delle modalità di comunicazione
intrafamiliare.
In un primo momento l’evento traumatico produce un collasso psichico
soprattutto della coppia che si ritrova a dover fronteggiare vissuti molto
dolorosi come l’impossibilità di dare un senso a ciò
che sta succedendo, l’inevitabilità della situazione, la
sensazione di essere totalmente impotenti. Tutto ciò comporta l’attivazione
di meccanismi di difesa molto primitivi che determinano una regressione
delle qualità adulte della coppia, il cui funzionamento a questo
punto è più orientato a mantenere la difesa contro le emozioni
piuttosto che a valutare le situazioni reali ed adoperarsi per modificare
alcuni htmletti del loro rapporto in modo da poter fronteggiare adeguatamente
la nuova situazione.
Questo atteggiamento difensivo rigido, rafforza sempre di più la
convinzione che il proprio problema non può essere condiviso con
nessun altro e che non ci sono soluzioni. In realtà tutto questo
nasconde la paura e il dolore di essere soli.
Il disagio della madre
Sulla base di questi vissuti può verificarsi una disgregazione
del nucleo familiare, i componenti della famiglia rimangono insieme fisicamente
ma sono distanti emotivamente, ognuno tende ad evitare qualsiasi responsabilità
per paura di soffrire. In questi casi come spesso succede è la
madre a farsi carico quasi totalmente della gestione del figlio sia perché,
come già detto prima, il rapporto madre-bambino ha già in
sè delle valenze affettive molto forti, sia perché culturalmente
è stato sempre rinforzato il ruolo della madre come colei che istintivamente
è votata al sacrificio. Di conseguenza le madri sovraccaricate
di responsabilità convivono costantemente con la sensazione di
non essere comprese nei propri bisogni e di non poter condividere il proprio
disagio in primo luogo all’interno della propria famiglia poi nella
società
Le finalita' del progetto
Il nostro progetto intende offrire una risposta a questi bisogni proponendo
iniziative ed attività che, in primo luogo, aiutino il nucleo familiare
a ricomporsi intorno al figlio disabile e che poi favoriscano una redistribuzione
delle responsabilità tra i componenti della famiglia come risposta
significativa al possibile vissuto di angoscia e di solitudine della madre
che ha concepito un figlio portatore di handicap.
Riteniamo infatti che sia importante avviare un lavoro con la famiglia
che consenta di rendere più flessibili quei modelli relazionali
rigidi che tendono a delegare quasi esclusivamente alla madre la gestione
delle problematiche legate al figlio disabile.
Il nostro programma è finalizzato a offrire un sostegno psicoeducativo
e relazionale alle famiglie, con lo scopo di creare uno spazio adeguato
per elaborare la difficoltà di comunicazione all’interno
della famiglia e per riflettere insieme sui problemi che loro ritengono
importanti. Il lavoro di elaborazione, a nostro avviso, potrebbe costituire
un valido aiuto per il recupero delle energie e delle potenzialità
che sono state utilizzate in maniera non sana, ma anche per dare voce
al proprio dolore senza timore di essere considerati come coloro che rifiutano
il figlio disabile o che sono incapaci di educarlo.
Inoltre si intende realizzare una rete di amicizia e di solidarietà
a cui il nucleo familiare possa rivolgersi nei momenti più difficili
del percorso educativo che hanno scelto per il loro figlio disabile ed
utilizzare quest’esperienza per rafforzare la loro capacità
di attivarsi costruttivamente per il benessere proprio e del proprio figlio.
Nei casi in cui la diagnosi di disabilità (come può ad esempio
accadere dopo un amniocentesi) sia stata comunicata alla madre e alla
famiglia durante la gravidanza riteniamo sia particolarmente indicato
proporre alla famiglia questo progetto di sostegno. In generale va favorita
attraverso l’informazione, l’accoglienza e l’ascolto
un intervento che sia il più precoce possibile in modo da evitare
perdite di tempo che peggiorando la condizione di ritardo del bambino
accrescono il vissuto colpevolizzante della madre e della famiglia.
Obiettivi del progetto
1. Sostegno psicoeducativo alla madre e al padre
2. Sostegno alle sorelle o fratelli che condividono con la madre
il ruolo di figura genitoriale nei confronti del fratello disabile.
3. Ricomposizione dei nuclei familiari disgregati affinché
ciascuno si senta pienamente attivato a contribuire alla conduzione della
famiglia.
4. Creare una rete di relazioni sociali significative che permettano
alla famiglia di riferirsi ad un reale sostegno socio-affettivo.
5. Aiutare i genitori, in particolare la madre, a differenziarsi
dal proprio figlio disabile e a superare il pregiudizio che egli non possa
raggiungere una sua autonomia anche nell’ambito dei sentimenti e della
sessualità.
6. Fornire orientamento e consulenza sui diritti previsti dalla
legislazione italiana a favore della madre e della famiglia.
7. Promuovere iniziative di indagine e supervisione rispetto a
bisogni ed esigenze attualmente non difesi e rispettati.
8. Promuovere l’attività di ascolto e di amicizia come forma
di prevenzione e di intervento precoce a favore delle famiglie con un
figlio disabile.
9. Formare madri e padri ad essere, a loro volta, collaboratori
attivi di questo Progetto.
Iniziative ed attività per realizzare il progetto
Riteniamo che gli strumenti e le modalità con i quali operare debbano
differenziarsi dai servizi territoriali già attivi e collocare
il progetto in un ambito che si avvicini il più possibile alla
vita quotidiana per incidere in senso positivo ed evolutivo sulle relazioni
sociali che la madre, il figlio, la famiglia intrecciano ogni giorno nel
quartiere, nella scuola, sul lavoro e nella città.
- Servizio di Consulenza e Sostegno psicologico da attuare con le seguenti
modalità: assistenza psicologica domiciliare, sostegno psicologico
individuale, sostegno psicologico di gruppo.
- Numero Verde telefonico come primo approccio per una richiesta di aiuto
e di sostegno (al momento non attivo).
- Spazio settimanale di 'accoglienza' per le famiglie e i loro figli con
disabilità che offra loro informazioni sui servizi del Progetto
Ragnatela.
- Programmazione di una serie di ‘Stage di Recupero e di Aiuto’
nel corso dei quali si affronteranno tematiche inerenti la Comunicazione,
i ruoli e le dinamiche familiari in relazione alla problematica della
disabilità utilizzando il più possibile metodologie attive
come attività espressive, gioco dei ruoli, simulate, progettazione
collettiva di iniziative da proporre nel quartiere e nella città,
momenti ludico-ricreativi.
- Attivare uno spazio di animazione ed intrattenimento curato dagli Educatori
per i bambini ed i ragazzi qualora vengano identificati dei bisogni in
tal senso nelle famiglie che si accostano al Progetto.
I responsabili del progetto
Dott.ssaMaria Lucia Di Lucia
Dott.Claudio Pellegrini
Si riceve per appuntamento e si può telefonare 24 ore su 24.
Gli operatori sono presenti tutti i giorni, esclusa la domenica.
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